L’Amazzone di Portorico – Amazona vittata

L’Amazzone di Portorico – Amazona vittata

Simile all’amazzone del Tucuman per colorazione e segno rosso frontale, di taglia attorno ai 29 cm, l’amazzone di Portorico è un pappagallo in grandissimo pericolo di estinzione: infatti nel 1992 erano censiti 23 soggetti in libertà e 58 in cattività, tutti concentrati in due soli parchi, uno a Portorico e l’altro negli Stati Uniti, nel Maryland.

Nel 1994, grazie a una serie di interventi in natura e a due fortunate stagioni riproduttive, il numero delle amazzoni in libertà ha raggiunto i 50 individui.

I pappagalli di Porto Rico, corsa contro il tempo per impedire l’estinzione

Erano un milione fino a mezzo secolo fa. Ora l’uragano Maria li ha ridotti a meno di cento
Eppure questi pappagalli rischiano di scomparire per sempre. Questa volta la colpa non è dell’uomo, ma della violenza della natura. I volatili sono infatti stati decimati dall’uragano Maria, che ha colpito il continente americano nel settembre 2017, distruggendo anche gran parte del loro habitat. Per questo è cominciata una corsa contro il tempo per salvarli dall’estinzione.

Secondo l’ultimo censimento effettuato dai biologi che stanno lavorando ininterrottamente da oltre un anno, attualmente a Porto Rico ci sono meno di cento esemplari. Solo due, dei 56 che popolavano la foresta tropicale di El Yunque, sono riusciti a sopravvivere alla tempesta di categoria quattro. Altri quattro sono stati rintracciati in un’altra foresta, a ovest della città di Maricao. Prima dell’avvento di Maria erano 31. La popolazione più numerosa 75 uccelli si trova invece nella foresta di Rio Abajo, fra le montagne centrali dello Stato centroamericano. Solo un anno e mezzo fa erano 134.

Adesso la scommessa degli scienziati è recuperare questo patrimonio, cercando di far nascere nuovi esemplari in cattività. Gli sforzi per il momento sembrano essere stati premiati, visto che sono decine i pulcini già usciti dalle uova. Ma è ancora presto per allontanare lo spettro dell’estinzione. «Abbiamo ancora molto da fare» conferma Gustavo Olivieri, il coordinatore del programma di recupero dei pappagalli per il dipartimento nazionale delle Risorse naturali. Non è la prima volta che questi bellissimi uccelli rischiano di scomparire per sempre dal pianeta.

Fino a 150 anni fa in tutto il Paese i pappagalli erano circa un milione. Il loro numero è crollato a 13 negli anni Settanta, a causa di decenni di deforestazione. Per questo nel 1972 il governo degli Stati Uniti, insieme a quello portoricano, ha lanciato un programma di recupero che ha portato alla creazione di tre centri specializzati nella riproduzione. Uno sforzo che aveva portato, prima del settembre 2017, a ricreare una popolazione di centinaia di uccelli. L’avvento dell’uragano Maria ha però nuovamente compromesso il futuro di questi animali. Specialmente di quelli selvatici, ormai quasi del tutto scomparsi dalle foreste equatoriali. «Questa tempesta è stata devastante raccontano i biologi -, ha distrutto anche tanti anni di lavoro». Il pappagallo amazzonico di Porto Rico è considerato molto speciale, non solo perché sta scomparendo. Si tratta infatti dell’unica specie nativa ancora esistente a Porto Rico.

Questi uccelli si riconoscono grazie al piumaggio verde brillante, alle ali con la punta turchese e alla fronte rossa. Non si fanno vedere facilmente dall’uomo e sono fedelissimi: quando scelgono un compagno ci rimangono per tutta la vita, riproducendosi una sola volta l’anno. Attualmente gli esemplari in cattività sono 460, ma gli scienziati hanno deciso di non liberarli nel loro habitat. Almeno per il momento. Perché il rilascio in natura è complesso. I pappagalli hanno bisogno di imparare cosa significhi essere liberi, procacciarsi il cibo, vivere a contatto con altre specie. Per questo i biologi stanno pensando di catturare qualcuno dei pochi esemplari selvatici, in modo che possano «insegnare» ai propri simili come sopravvivere. Il conto alla rovescia comunque è cominciato: entro qualche mese venti uccelli potrebbero vedere per la prima volta la loro foresta. «Adesso la nostra priorità non è la riproduzione, ma l’inserimento in natura», concludono gli esperti. Sperando che l’habitat distrutto da Maria possa rinascere al più presto.

Fonte: AA.VV.

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Autore dell'articolo: Mondo Inseparabili

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